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I Film renderanno mai giustizia allo SQUASH?

Notizia del 28/11/2017

Un numero di Sports Illustrated di circa venti anni fa riportava come molti allenatori di football americano, sia a livello professionale che nei college, il giorno prima di un incontro mostrassero alle loro squadre un film – “Il sapore della vittoria” con Denzel Washington – incentrato sulla scalata al successo della squadra di un liceo americano. La rivista, riportando l’opinione degli allenatori, diceva che la visione del film costituiva un’attività di team-building che aumentava le chance di successo nel match da giocare.

Rugby, calcio, boxe, basket: certi sport sono più riconoscibili nell’immaginario collettivo anche perché il cinema è riuscito a creare dei miti attorno a un incontro, a un allenamento, a un desiderio di rivalsa. E lo squash? Come è stato rappresentato? Qual è la percezione attuale dello squash fra chi non gioca e lo ha visto solo su uno schermo?

Per studiare l’immaginario collettivo (o, se preferite, “profano”) non c’è niente di meglio che ripercorrere le scene dei film più noti in cui lo squash ha fatto la sua comparsa. Non importa che nella maggior parte dei casi si tratti non di squash ma di racquetball, che come sappiamo include pavimento, soffitto e tutte le mura come facenti parte dell’area di gioco. Per gli spettatori si tratta dello stesso gioco: è inutile fare gli schizzinosi, per mettere fine a questo fraintendimento non basteranno certo un film o due.

Lo squash è stato chiamato “Il gioco preferito di Wall Street”, il gioco del dopolavoro degli uomini d’affari e dei professionisti finanziari. Il primo film che citiamo è, come forse avete indovinato, proprio Wall Street di Oliver Stone, che ha diffuso in tutto il mondo l’estetica del ricco yuppie che gioca in borsa. Qual è il suo armamentario? Le camicie blu col colletto bianco, la gelatina nei capelli, i gemelli d’oro, la ventiquattrore… e lo squash. “Un piccolo sforzo, su,” dice Michael Douglas a Charlie Sheen che dopo due tiri ha già il fiatone e vorrebbe smettere. “Devi finire il gioco”. L’idea qui trasmessa è che lo squash sia insieme una disciplina snob, da classe ricca, e un modo per sopraffare avversari impreparati. Gli incontri fra due atleti di livello simile raramente vedono al cinema. Fateci caso: spesso c’è un ricco dilettante che, in virtù di qualche allenamento, prevale facilmente su un esordiente totale. 

Qualcuno si ricorderà certo di “…e alla fine arriva Polly”, graziosa commedia del 2004 con Ben Stiller e Jennifer Aniston. Al contrario di Wall Street, in questo film troviamo una scena che capovolge l’idea che lo squash sia una metafora del dominio finanziario di pochi eletti sull’uomo comune: Ben Stiller, incapace di fare un’assicurazione sulla vita del magnate australiano Leland Van Lew, così amante del rischio da disprezzare ogni minima cautela personale, gioca e non si fa niente, mentre il suo avversario si rompe un dente.

Passando per un momento dal grande al piccolo schermo, ma sempre rimanendo all’interno della cultura americana, citiamo la sitcom Frasier, dove i due protagonisti Niles e Frasier giocano spesso a squash nella versione a quattro giocatori. Trattandosi di una serie comica, i due personaggi portano all’eccesso lo zelo per il vestiario a scapito della preparazione atletica – indossando maglie e pantaloni bianchi.

Una menzione d’onore merita il mediometraggio francese di 27 minuti Squash, diretto da Lionel Bailliu, tutto girato all’interno di un campo da gioco, che inscena i conflitti crescenti fra un uomo e il suo capo, in un crescendo di testosterone e aggressività. Il video, pure in qualità non eccezionale, è visibile su Vimeo.

Nel thriller politico dl 2005 Syriana, che vede George Clooney nel cast, troviamo una scena in cui Jeffrey Wright, che qui interpreta un avvocato societario, si confronta con un avversario sul destino geopolitico del mondo e su cosa fare per migliorarlo. Quanti film mettono in scena confronti di questo tipo su un campo da squash o da racquetball!

Le conclusioni? Nel migliore dei casi, al cinema lo squash si presenta spesso come uno sport intellettuale, dove fra colpi di racchetta e movimenti improvvisi, lo scopo del gioco è quello di assicurarsi il dominio individuale, sgombrando il campo da gioco dalle argomentazioni e dagli interessi dell’avversario. A differenza del tennis, che prevede una netta ripartizione fra il campo da gioco dell’uno e dell’altro giocatore, nello squash la vicinanza costante fra i corpi dei giocatori avvicina questo sport a discipline come la lotta libera o la boxe, ma senza prevedere il contatto fisico. Il cinema ha spesso evidenziato questa dinamica, avvicinando per certi versi lo squash agli scacchi, che col nostro sport condivide un campo da gioco unico per entrambe le parti.

Anche lo squash ormai è in attesa di essere incorporato nelle Olimpiadi future, aumentando le chance che fra il pubblico generalista se ne diffonda finalmente una versione più fedele al vero. Quando esisteranno palinsesti televisivi nazionali e una rilevante cultura parasportiva, come succede per tutti i maggiori sport ma anche per alcuni meno conosciuti (BetStars include le quote del Pesäpallo, il baseball finlandese) sapremo che l’obiettivo è stato raggiunto.

Ma anche ammesso che lo squash entri nelle Olimpiadi e così facendo si “normalizzi”, perché riesca a sfondare nell’immaginario collettivo e a disfarsi del vecchio pregiudizio di sport praticato dai ricchi e potenti, servono certamente prodotti cinematografici o televisivi all’altezza della sfida. Sfida che lanciamo a tutti i filmmaker interessati.












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